
Un disastro che fa più rumore dei precedenti: cronaca di una notte amarissima
Partiamo dalla notizia, che basterebbe già di per sé: per la terza volta consecutiva, l’Italia resta fuori dal Mondiale, come unica grande del calcio globale ad aver mancato l’appuntamento per tre volte di fila. Fa male così, fa ancora più male per come è arrivata l’eliminazione, con una sconfitta contro la Bosnia ed Erzegovina ai calci di rigore, dopo l’1-1 maturato tra tempi regolamentari e supplementari. Gli azzurri erano partiti bene, con Moise Kean capace di firmare l’1-0 al quarto d’ora, sfruttando un errore del portiere rivale Vasilj. Ma tutto è cambiato al 41’, con un rosso a Bastoni per fallo da ultimo uomo e Italia in dieci per l’intera ripresa (e oltre). La pressione bosniaca cresce fino al pareggio, arrivato al 79’ con Tabakovic, che risolve una mischia in area. Nei supplementari resiste l’equilibrio, ma ai rigori è un disastro. Sbaglia subito Pio Esposito (alto), segna Tonali, poi Cristante colpisce la traversa. La Bosnia invece è perfetta, con Tahirovic, Tabakovic, Alajbegovic e Bajraktarevic che firma il penalty decisivo, regalando al suo Paese la seconda storica qualificazione. Il 4-1 finale dal dischetto sancisce un’altra notte nera per il calcio italiano.
Gattuso chiede scusa a cuore aperto, Gravina sotto accusa
Il post-partita è un concentrato di amarezza e tensione, mista a incredulità per un obiettivo fallito per l’ennesima volta, come se già solo arrivare al Mondiale fosse diventato un tabù. Come suo solito, mister Gattuso ci ha messo la faccia. “Sono davvero dispiaciuto, questa sconfitta è una mazzata dura da digerire, chiedo scusa agli italiani per non avercela fatta. Ma sono comunque orgoglioso della prova dei miei ragazzi”. Più sfumata la posizione di Gigi Buffon, capo delegazione, che – a obiettivo mancato – apre alla possibilità di lasciare il suo ruolo entro giugno, senza però decisioni immediate. Ma il vero epicentro della polemica è sempre e solo il presidente federale Gravina: il movimento chiede a gran voce un cambio al vertice, ma il numero uno della FIGC ha difeso il lavoro svolto, alimentando un clima già incandescente. Il resto l’hanno fatto le sue parole fuori luogo, sul professionismo del calcio rispetto ad altri sport definiti “dilettantistici”, il che denota scarsa competenza anche all’esterno di un orticello da riconcimare da tempo. Per ora nessun passo indietro, ma il rinvio sul suo futuro al prossimo consiglio federale.
Il conto salato: milioni persi e sistema in difficoltà
L’eliminazione dell’Italia non ha una gravità enorme solamente a livello sportivo, ma anche in termini di ricadute economiche. La mancata qualificazione al Mondiale comporta per la FIGC una perdita stimata attorno ai 30 milioni di euro, tra premi FIFA, sponsor e diritti collegati. Una cifra pesante, che si inserisce in un sistema già fragile e che rischia di avere ripercussioni a catena sul movimento. Perché la Nazionale resta un asset centrale per il calcio italiano, e la sua assenza dalla vetrina per eccellenza rappresenta un danno d’immagine difficilmente quantificabile. Meno visibilità, meno investimenti, meno appeal: un circolo vizioso che rischia di penalizzare anche settori come il vivaio e lo sviluppo infrastrutturale, che, guardando un pochino più in profondità, sono fra le principali ragioni di un nuovo fallimento. Un disastro in campo, ma che va oltre al campo, aprendo interrogativi profondi sulla sostenibilità dell’intero sistema calcio.
Ripartire dalle macerie: idee, giovani e identità
Il punto ora non è solo capire cosa è andato storto, ma soprattutto decidere come ripartire. Anche perché, lo dicono i fatti, quanto (poco) è successo dopo i due disastri degli anni precedenti non è servito a nulla. Si era parlato di rifondazione otto anni fa, e nulla è stato fatto. Idem quattro anni fa, ma di nuovo non è cambiato granché, fino a una delusione ancora più cocente. L’ennesima esclusione mondiale impone la solita riflessione: serve un progetto tecnico chiaro, un sistema in grado di remare nella stessa direzione e il coraggio di “svecchiare” l’ambiente per investire davvero sui giovani. Il ricambio generazionale non può più essere rimandato. Il futuro passa anche dalla governance: chiarezza nei ruoli e responsabilità definite saranno fondamentali per evitare di ripetere gli stessi errori. Questa terza apocalisse può diventare un punto di svolta solo se accompagnata da decisioni forti. Altrimenti, il rischio è restare intrappolati in un declino che ormai non fa più notizia, ma fa ogni volta un po’ più male.
Mondiali 2026: le quote antepost per la vittoria del titolo
| Squadra | SNAI | Eurobet | Bet365 |
|---|---|---|---|
| Spagna | 5.50 | 5.50 | 5.50 |
| Inghilterra | 6.50 | 7.00 | 6.50 |
| Argentina | 9.00 | 9.00 | 9.00 |
| Francia | 9.00 | 8.50 | 9.00 |
| Brasile | 9.00 | 9.50 | 9.00 |
| Portogallo | 12.00 | 10.00 | 12.00 |
| Germania | 12.00 | 15.00 | 13.00 |
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